Le tensioni commerciali con Washington tornano all’ordine del giorno a Bruxelles, con il Parlamento europeo che dovrebbe discutere oggi (4 febbraio) se congelare o rilanciare i lavori sull’accordo commerciale UE-USA.
Il cosiddetto Accordo di Turnberry è stato concluso in Scozia lo scorso luglio, dopo che l’UE ha cercato di disinnescare una guerra commerciale imminente con gli Stati Uniti, in seguito all’annuncio di Donald Trump di una raffica di dazi, inclusi quelli contro il blocco, uno dei principali partner commerciali di Washington.
L’accordo impegna l’UE a ridurre i dazi su una serie di prodotti industriali e agricoli statunitensi e fissa un’aliquota tariffaria del 15% per la maggior parte delle merci in ingresso negli Stati Uniti.
Il compromesso richiede l’approvazione del Parlamento, ma da allora il dossier è rimasto bloccato, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato a gennaio di imporre dazi aggiuntivi a otto Paesi europei che avevano inviato truppe in Groenlandia.
Ma quanto vale davvero il commercio tra UE e USA?
Un commercio di commerci
I 27 Paesi dell’Unione e gli Stati Uniti costituiscono il più grande rapporto commerciale al mondo, rappresentando circa un terzo del commercio globale e il 43% del PIL mondiale. Nel 2024, i due attori si sono scambiati beni e servizi per un valore di 1.680 miliardi di euro.
L’Unione europea ha esportato verso gli Stati Uniti beni per 532,3 miliardi di euro, pari al 20% delle esportazioni complessive del blocco. L’UE ha importato beni statunitensi per un valore di 334,8 miliardi di euro, generando un surplus commerciale di 198,2 miliardi di euro con gli USA, una dinamica di lunga data ben nota a Trump.
Tuttavia, questo surplus non è distribuito in modo uniforme all’interno dell’economia europea.
Nel settore farmaceutico, le esportazioni UE di medicinali verso gli Stati Uniti hanno quasi raggiunto i 120 miliardi di euro nel 2024. L’Europa fornisce circa il 60% delle importazioni farmaceutiche statunitensi.
L’Irlanda è il principale esportatore del blocco, seguita da Germania e Belgio. Il farmaceutico è la maggiore fonte di surplus per l’UE e una delle sue principali vulnerabilità in caso di dazi.
Per quanto riguarda le automobili, nel 2024 le esportazioni UE di veicoli stradali hanno sfiorato i 52 miliardi di euro l’anno, dominate dalla Germania, con Italia, Slovacchia e Cechia come fornitori di componenti.
Nel comparto tecnologico, il blocco esporta grandi quantità di prodotti ad alta tecnologia come macchinari, elettronica industriale e apparecchiature per semiconduttori, per un valore di 156 miliardi di euro nel 2024, soprattutto da Germania, Paesi Bassi e Francia, mentre importa dagli Stati Uniti servizi digitali e di cloud computing.
Nel complesso, questi tre settori rappresentano quasi il 40% delle esportazioni dell’UE, rendendoli obiettivi privilegiati di eventuali dazi.
Le esportazioni alimentari e agricole hanno un peso economico minore. Nel 2024, l’UE ha esportato verso gli Stati Uniti prodotti agroalimentari per oltre 25 miliardi di euro, pari a circa il 6% di tutte le esportazioni di beni dell’UE verso il Paese.
Energia sotto i riflettori
In base all’accordo commerciale di luglio, l’UE si è impegnata ad aumentare in modo significativo gli acquisti di gas naturale liquefatto (GNL) statunitense, petrolio e combustibili nucleari, con una spesa prevista di 250 miliardi di dollari all’anno, per un totale di 750 miliardi di dollari entro il 2028.
Tra gennaio e la fine di novembre 2025, l’UE ha dichiarato di aver acquistato energia statunitense per 200 miliardi di dollari, con il commissario al commercio Maroš Šefčovič che ha incluso contratti di GNL a lungo termine e investimenti nucleari su larga scala per raggiungere tale cifra.
Il GNL statunitense rappresenta già circa il 60% delle importazioni di GNL dell’UE, in forte aumento dal 2022, mentre l’Unione procede alla progressiva eliminazione dei combustibili fossili provenienti dalla Russia a causa della guerra in Ucraina.
Dopo le minacce di Trump sulla Groenlandia, il commissario europeo all’energia Dan Jørgensen ha affermato che “c’è una crescente preoccupazione… che si rischi di sostituire una dipendenza con un’altra”.
Lo yin e lo yang del commercio
Se l’UE registra un surplus nelle esportazioni di beni, gli Stati Uniti hanno invece la meglio nei servizi: nel 2024 l’Unione ha acquistato servizi dagli USA per oltre 482 miliardi di euro, lasciando a Washington un surplus di 81,9 miliardi di euro.
I servizi statunitensi in Europa si concentrano su proprietà intellettuale, royalties, servizi digitali e consulenza aziendale di alto livello, ambiti dai quali molte imprese europee dipendono per le proprie attività fondamentali.
Sebbene i funzionari dell’UE ricordino spesso il peso dei servizi quando Trump attacca il surplus europeo nei beni, è importante sottolineare che la misurazione dei servizi nel commercio internazionale è molto più complessa rispetto ai beni manifatturieri. Ciò dipende anche dal fatto che molti servizi, come la consulenza contabile o legale, sono forniti da affiliate statunitensi con sede in Europa, con gran parte dei ricavi che rimane sul continente.
Nel complesso, tenendo conto sia dei beni sia dei servizi, nel 2024 il blocco ha registrato un surplus commerciale con gli Stati Uniti di 50 miliardi di euro, meno del 3% del commercio totale tra i due partner.
Alla luce delle recenti tensioni sulla Groenlandia e della volatilità della politica statunitense, Bruxelles sta esplorando attivamente alternative in diverse regioni, dall’America Latina tramite il Mercosur all’Asia, con un accordo con l’India ormai quasi concluso.
In Parlamento, le posizioni sulla ratifica dello storico accordo commerciale UE-USA sono diverse: secondo due fonti parlamentari, il centro-sinistra sta valutando una clausola che sospenderebbe l’accordo in caso di violazione della sovranità territoriale.
Se sbloccato, l’accordo potrebbe essere formalmente ratificato entro la fine di febbraio.

